Proprietà

Antitumorali

Sperimentale

Rispetto alle proprietà antitumorali sono stati pubblicate decine di studi in vitro, tutti questi studi hanno dimostrato l’aglio o il diallil disulfide inibiscono molte linee cellulari tumorali. Sette studi animali e tre review riportano che aglio o diallil disulfide inibiscono la progressione tumorale in vitro (ad esempio Boik 2001).

I composti dell’aglio hanno una attività redox (ossia di ossido riduzione) quindi per questo probabilmente sono in gran parte responsabili degli effetti inibitori. Alcuni studi hanno dimostrato che questi composti alterano le proteine intracellulari con gruppo tiolo (come glutatione ed enzimi glutationici). Essi possono causare, sempre da studi in vitro,  l’aumento della concentrazione di glutatione all’interno delle cellule tumorali.
E’ importante ricordare che l’attività redox può causare effetti antiossidanti a bassi livelli, ma pro-ossidanti e  lipoperossidanti a livelli elevati. Infatti mentre molto composti sono anticarcinogenici in vitro, possono in alcune circostanze divenire procarcinogenici. Sembra quindi che come tutti gli antiossidanti, se a dosi elevate,  i composti dell’aglio non dovrebbero essere usati come unico agente antitumorale.

Per l’allicina e i tiosulfinati è stata dimostrata l’attività immunostimolante, infatti tali composti stimolano l’attività delle cellule NK e la secrezione di IL-2, sia per la frazione polare, che stimola la secrezione di IL-1 e -2, e anche per la frazione proteica, che aumenta l’attività dei macrofagi e dei blastogeni (studi in particolare Feng et al 1994; Kandil et al 1987, 1988; Brosche and Platt, 1993, 1994).
Ci sono poi altri composti, ossia  l’acido caffeico (IC42=10 M), l’acido clorogenico (IC25=10 M), l’acido ferulico (IC42=10 M), il campferolo, il floroglucinolo, la quercetina e la rutina  che sembrano poter agire come antipromotori tumorali.

Dosi di aglio pari a 19-29 gr al giorno possono avere effetti moderatamente positivi sulla tumorigenesi probabilmente attraverso meccanismi antiossidanti, immunomodulanti e mediati da eicosanoidi. Dosi più elevate (40-150 gr al giorno) potrebbero agire tramite l’inibizione della sintesi isoprenica e dell’attività delle proteine ras, e quindi effetti più interessanti.
In genere sembra che l’attività dell’aglio sia interessante in teoria ma molto debole (studio Boik nel 2001). Gli studi successivi vengono riportati nella sezione articoli di codesto sito.

Epidemiologia

Molti studi epidemiologici, molti dal 2000 in poi (ad esempio  Dott. Fleischauer e altri nel 2000) hanno dimostrato che il consumo giornaliero di elevate quantità di aglio è collegato ad una diminuzione del rischio di tumori al tratto gastrointestinale (cancro al colon retto ed allo stomaco). Quindi è evidente che l’aglio è un buon deterrente, ma quando si parla di aglio si parla di tutto l’Aglio nella sua interezza ad essere responsabile di questa azione, sia attraverso un’attività diretta specifica sia indirettamente attraverso una funzione immunostimolante (si veda ad esempio lo studio di Abdullah 1989 che ha dimostrato l’effetto immunostimolante dell’aglio) ed una aumentata funzionalità digestiva e disintossicante. I composti più importanti, di cui si parla ampiamente nel sito, a questo riguardo sono l’allicina e il diallil sulfide, grazie alla loro capacità primaria di stimolare la glutatione-S-transferasi, ma anche di agire come “scavenger” dei nitrati (ossia antiossidante) ed, infine, come dei veri antibatterici.

Antibiotica

Sperimentale

L’Aglio esercita un’azione a largo spettro su molti tipi di batteri, funghi, protozoi,  virus, elminti.
I composti attivi in vitro e resposabili dell’azione antibiotica sono principalmente  i seguenti: allicina (più importante), alliina,  ajoene; rutina; allistatina; acido p-cumarico; acido caffeico; floroglucinolo; acido clorogenico; citrale (5.2 x fenolo); quercetina; diallil trisulfide; eruboside-B (MIC= 25 g/ml); geraniolo (7 x fenolo); acido p-idrossibenzoico; campferolo (20 g/ml); linalolo (5 x fenolo); acido sinapico.

Di seguito sono elencati i vari organismi inibiti o uccisi dall’aglio e/o dall’allicina, indicati in ordine alfabetico. Si precisa che tale elenco è soggetto a continue modifiche dovute alla pubblicazione di nuovi studi che aggiungono microrganismi o che confutano studi precedenti e datati:

  • Acinetobacter calcoaceticus
  • Aspergillus flavus
  • Aspergillus fumigatus
  • Aspergillus parasiticus
  • Aspergillus niger
  • Bacillus cereus
  • Candida albicans ???
  • Candida lipolytica
  • Cryptococcus neoformans
  • Cryptosporidium
  • Debaryomyces hansenii
  • Escherichia coli
  • Hansenula anomala
  • Herpes simplex virus type 1
  • Herpes simplex virus type 2
  • Histoplasma capsulatum
  • Human cytomegalovirus (HCMV)
  • Human immunodeficiency virus (HIV)
  • Human rhinovirus type 2
  • Influenza B
  • Kloeckera apiculata
  • Lodderomyces elongisporus
  • Parainfluenza virus type 3
  • Vaccinia virus
  • Vesicular stomatitis virus
  • Micrococcus luteus
  • Mycobacterium phlei
  • Mycobacterium tuberculosis
  • Paracoccidioides brasiliensis
  • Pneumocystis carinii
  • Proteus vulgaris
  • Pseudomonas aeruginosa
  • Rhodotorula rubra
  • Saccharomyces cerevisiae
  • Salmonella typhimurium
  • Salmonella typhimurium
  • Shigella dysenteriae
  • Shigella flexneri
  • Staphylococcus aureus
  • Streptococcus faecalis
  • Torulopsis glabrata
  • Toxoplasma gondii
  • Vibrio parahaemolyticus

Gli studi successivi vengono riportati nella sezione articoli di codesto sito.

Antibatterica

Sperimentale

E’ accertata fa funzione antibatterica dell’aglio ma vi sono ancora incertezze riguardo ai composti responsabili per l’azione antibatterica.  Non è da escludere un lavoro sinergico di più composti. Ossia i composti attivi in vitro che funzionano come antibatterici  sono: ajoene; alliina; allistatina-I; acido ferulico; allistatina-II; rutina; acido p-idrossibenzoico;  acido clorogenico; citrale; acido p-cumarico; diallil disulfide; geraniolo (MIC=400 g/ml); quercetina; campferolo (20 g/ml); linalolo (MIC=1600 g/ml); acido sinapico.
E’ ormai riconosciuto che i composti solforati svolgono un’azione antibatterica, ed anche che la loro struttura tiosulfinata da un importante contributo per la loro azione. La maggior attenzione si è concentrata sull’alliina presente nel bulbo fresco, degradata  quando il bulbo viene macerato ad allicina ad opera dell’alliinase; l’allicina e molti altri costituenti della frazione volatile sono fortemente antisettici ed antibiotici. Un possibile meccanismo che svolge l’allicina  è la completa inibizione  della sintesi dell’RNA batterico.
D’altro canto, come già detto in altre sezioni, l’allicina è altamente instabile e potrebbe non possedere attività antibatteriche in vitro. Due dei metaboliti dell’alliina, l’ajoene e il 10-evinilajoene, sono forse gli agenti più importanti, in particolare per quanto riguarda i Gram-negativi come E. coli e K. pneumoniae.
Un dato molto interessante è che l’aglio e i suoi composti attivi non sembrano causare l’insorgenza di resistenze batteriche (Moore e Atkins 1977) e sono attivi su ceppi già resistenti agli antibiotici (Chowdhury et al 1991). L’aglio, inoltre,  è efficace su batteri che sono  famosi per sviluppare facilmente ceppi resistenti, come Staphylococcus, Mycobacterium, Salmonella e Proteus. Gli studi successivi vengono riportati nella sezione articoli di codesto sito.

Clinica

In tre studi datati sull’effetto dell’aglio fresco e dell’olio di aglio sull’infezione da H. pylori i risultati sono stati negativi. E’ possibile, però, che l’inefficacia sia dovuta ad una mancata trasformazione di alliina in allicina e composti derivati (attivi contro H. pylori) nello stomaco a causa dell’inattivazione dell’alliinasi nello stomaco (dovuta ad un pH troppo basso), ma non esistono dati chiari su questo punto (vedi Monti, Longo negli studi del 2001). Infatti per un periodo si riteneva che l’aglio fosse inefficace in tale senso. Studi successivi (a quelli descritti che comunque erano molto vecchi) hanno invece dimostrato le capacità antibatteriche dell’aglio sull’ helycobacter pylori. Diversi studi sono pubblicati nella sezione articoli di questo sito.

Antimicotica

Sperimentale

Sull’azione antimicotica ci sono studi molto discordanti anche se la maggior parte degli studi dimostra l’efficacia dell’azione antimicotica dell’aglio. Dunque l’Aglio è anche un forte antimicotico ed anche per questa azione sembra che  l’allicina sia il composto indispensabile. Essa causa un blocco completo della sintesi dei lipidi e riduce la capacità di adesione di Candida albicans alle mucose orali. Composti con attività più generale antimicotica in vitro sono: acido clorogenico; ajoene (IC100=100 g/ml); acido p-cumarico; acido caffeico (MIC=400 g/ml); acido p-idrossibenzoico; citrale; diallil disulfide; geraniolo (IC93=2 mM); floroglucinolo; acido sinapico. Altri composti candidicidi sono l’acido ferulico; l’eruboside-B (MIC=25 g/ml); il linalolo ed il geraniolo. L’aglio si è dimostrato efficace sia in vitro sia in modelli animali sull’infezione da Cryptococcus neoformans. Gli studi successivi vengono riportati nella sezione articoli di codesto sito.

Antivirale

Sperimentale
Composti presenti nell’aglio che mostrano una particolare attività antivirale individuati in vitro sono: acido ferulico; acido caffeico (IC50=62.5 g/ml); il linalolo;quercetina (IC50=10 M); acido clorogenico; campferolo; rutina.
Uno studio su modelli animali di infezione influenzale ha mostrato che l’aglio possiede attività antivirale sia in maniera diretta che indiretta per mezzo della stimolazione del sistema immunitario dell’essere vivente (studio Adetumbi e Lau, datato 1983). Gli studi successivi vengono riportati nella sezione articoli di codesto sito.

Antiprotozoaria

Sperimentale
Secondo uno studio datato, l’allicina ha mostrato attività contro una genere di ameobozoa detta Entamoeba (a 30 g/ml) che si trova come parassita o commensale all’interno di animali e degli esseri umani. L’ajoene è attivo contro il Trypanosoma (protozoi flagellati) attraverso l’inibizione della fosfatidilcolina, mentre la diallil disulfide non è attiva come antielmintico (Araki et al. 1952). Gli antielmintici sono una categoria di farmaci utili ad eliminare svariati tipi di vermi parassiti o elminti.

Clinica
In due studi clinici non controllati ed anche molto datati, l’aglio è stato utilizzato come trattamento per Ascaris strongyloides, Ancylostoma caninum e Necator americanus (Kempski anno 1960 e Soh  anno 1960).
L’aglio fresco è utilizzato dal Immune Enhancement Project (Portland, Oregon) per trattare le infezioni parassitarie in sofferenti di AIDS.
Questo utilizzo è sostenuto da recenti scoperte proprio sull’attività antiparassitaria intestinale in pazienti con AIDS dell’aglio. Gli studi successivi vengono riportati nella sezione articoli di codesto sito.

Ipocolesterolemizzante

Sperimentale
L’aglio nelle sue varie tipologie ossia fresco, il succo d’aglio, gli estratti invecchiati, l’olio essenziale, nonché alcuni composti principali come l’ajoene, l’alliina e la rutina, hanno tutti mostrato anche proprietà antitrombotiche, ipocolesterolemizzanti e ipolipidemizzanti sia in vitro che in vivo. Potremmo infatti sintetizzare alcuni  studi (ad esempio Lawson et al. 1991; Koch, Lawson 1996; Koch, Lawson 1996; Mader 1990; Gebhardt 1993; Gebhardt, Beck, Wagner 1994; Gebhardt 1995) facendo questa classificazione generale:

  • antitrombotica: 2-vinil-4H-1,3-ditiina;
  • anticolesterolemici: allicina (IC37-72=162 g/ml), acidi caffeico e cloro genico, s-allil-cisteina-sulfosside, , diallil trisulfide e diallil sulfide (IC37-72=146 g/ml), ornitina,acido nicotinico (1-6 g/giorno) e taurina.

In particolare un estratto idrosolubile di aglio ha mostrato in vitro di inibire la biosintesi anche del colesterolo in epatociti primari di topi e cellule umane HepG2 che sono state isolate (studio Gebhardt anno 1993; studio Gebhardt, Beck, Wagner anno 1994; studio Gebhardt anno 1995).
Il meccanismo dell’attività ipocolesterolemizzante ed ipolipidemizzante sembra coinvolgere direttamente l’inibizione della idrossimetilglutaril-CoA riduttasi epatica (HMG-CoA riduttasi epatica), ed il rimodellamento delle lipoproteine plasmatiche e delle membrane cellulari (studio Brosche anno 1991), anche se a dosi assunte elevate di estratto il sito d’inibizione sembra spostarsi agli stadi successivi del percorso biosintetico (studio Beck, Wagnerk anno 1994). L’alliina non è risultata invece in alcun modo efficace ma sia l’allicina sia l’ajoene hanno inibito in vitro la HMG-CoA riduttasi  (studio Gebhardt, Beck, Wagner nel 1994). Il problema è che forse questo meccanismo non sembra corrispondere alla situazione in vivo, dato che sia l’allicina sia l’ajoene sono convertiti in vivo in allil mercaptano e non raggiungono mai il fegato nelle loro forme originarie. D’altro canto il diallil disulfide (5mmol/l) e l’allil mercaptano (50 mmol/l) incrementano l’inibizione in vitro della biosintesi del colesterolo indotta dal palmitato (vari studi nel 1994e studio Gebhardt nel 1995). Bisogna comunque rammentare che nessuno di questi composti sopra elencati dovrebbe essere presente negli estratti in ambiente acquoso, quindi altri composti possono essere coinvolti, come l’acido nicotinico e l’adenosina, che in vitro, infatti, inibiscono l’attività della HMG-CoA riduttasi e la biosintesi del colesterolo (studio Platt, Brosche, Jacob anno 1992; Grünwald 1992). Gli studi successivi vengono riportati nella sezione articoli di codesto sito.

Clinica
ci sono diversi studi clinici in merito all’effetto dell’aglio sul colesterolo e trigliceridi. In particolare uno studio clinico si è concentrato sugli effetti sul colesterolo e sui trigliceridi ematici, basandosi sull’assunzione di 10 gr/die di aglio fresco, di 18 mg/die di olio d’aglio e di 6-900 mg/die di polvere secca. I risultati sono stati positivi per la polvere che ha ridotto il colesterolo ematico di una percentuale pari all’8% e i trigliceridi del 13%, e per l’aglio fresco, che ha abbassato il livello di colesterolo ematico di un valore pari al 15%.
In un altro studio randomizzato in doppio cieco contro placebo, della durata semestrale,  7,2 gr/die di estratto di aglio invecchiato sono stati somministrati  a 41 pazienti ipercolesterolemici a dieta. I risultati sono stati molto buoni, con un abbassamento del colesterolo del 6-7%, delle LDL del 4%, della pressione arteriosa sistolica del 5.5%, mentre le HDL sono rimaste essenzialmente inalterate (studio Steiner, Khan, Holbert et al datato 1996). Gli studi clinici controllati randomizzati (randomized controlled trial, RCT) sono studi sperimentali che permettono di valutare l’efficacia di uno specifico trattamento in una determinata popolazione.
Con il termine trattamento si intendono convenzionalmente non solo le terapie, ma tutti gli interventi (diagnostici, di screening, di educazione sanitaria) o anche l’assenza di intervento. Un esperimento in cieco o in doppio cieco è in termini figurativi un modo per definire un esperimento scientifico dove viene impedito ad alcune delle persone coinvolte di conoscere informazioni che potrebbero portare a pregiudizi consci o inconsci, così da invalidarne i risultati. Il doppio cieco (triplo, eccetera) si può prospettare quando vi siano coinvolti, oltre agli sperimentatori, altri soggetti coscienti, tipicamente esseri umani. In uno studio clinico che ha utilizzato un prodotto contenente olio essenziale di solo aglio (dose pari a 10 mg di olio essenziale al giorno per 3 mesi), sono stati trattati 25 pazienti affetti da moderata ipercolesterolemia, e non sono state osservate differenze significative per i parametri sotto osservazione, risultato che supporterebbe i dati sperimentali che mostrano l’inattività dei solfuri allilici presenti nell’olio essenziale (studio Bethold et al in data 1998; studio Lawson in data 1998). Gli studi successivi vengono riportati nella sezione articoli di codesto sito.
Studi clinici randomizzati più recenti mostrato effetti meno significativi per la terapia a base di aglio (studio Neil et al nel 1998; studio Issacshon et al nel 1998; studio McCrindle et al nel 1999; studio Superko nel 2000).
L’aglio probabilmente agisce sui livelli di colesterolo e lipidi del sangue agendo in via diretta sulla loro produzione a livello epatico (studio Yeh e Yeh  datato 1994; studio Gebhardt; studio Heinle e Betz).

Silagy e Neal nel 1994 hanno effettuato una analisi di livello superiore sugli studi clinici in caso di iperlipidemia, 16 studi comprendenti un totale di 952 pazienti, di durata tutti superiore 31 giorni, dose equivalente a 600-900 mg di polvere di aglio assunta al giorno. Gli autori hanno concluso che la qualità media degli studi fosse bassa, e che la riduzione in lipidemia fosse significativa ma modesta (in media del 12%, ma non tutti i pazienti erano iperlipidemici). I risultati migliori si sono avuti negli studi di durata maggiore (tre mesi). Quindi si evince che un’assunzione più luinga del mese produce effetti migliori.
Un’altra metanalisi  effettuata da Warshafsky et al nel 1993 suggeriva che l’aglio potesse ridurre la lipidemia del 9%.
Una rivisitazione sistematica più recente dei dati (studio Stevinson et al 2000) analizza 13 studi clinici controllati su un totale di 796 pazienti con ipercolesterolemia (200 mg/dL) a dosaggio di 600-900 mg di polvere di aglio il giorno in un intervallo di 8-24 settimane.
Dalla review sopra descritta si nota una riduzione significativa del 6% del colesterolo totale, non supportata però da altri studi nello stesso periodo. Gli studi pprima del 2000 soffrono di qualche problema metodologico. Gli autori concludono che i benefici dell’aglio ci sono ma sono piccoli e probabilmente non superiori a quelli derivati dal controllo della dieta (studio Tang et al  datato 1998). Quindi dieta corretta sommata all’assunzione giornaliera di aglio produce effetti benefici assicurati.
Dunque se tali risultati non supportano l’uso dell’aglio come rimedio singolo per l’ipercolesterolemia, supportano però il suo ruolo (viste anche le altre sue attività) come rimedio parte di strategie più complesse, e come complemento alimentare importante. In particolare, dato che esso è antiossidante, moderatamente antiipercolesterolemico, moderatamente antiaggregante,  moderatamente antiiperlipemico, fibrinolitico, sembra importante per la prevenzione dell’arteriosclerosi.
In uno studio, randomizzato e controllato con placebo, la polvere di aglio ha ridotto l’aterogenicità delle LDLP (lipoproteine a bassa densità). Il potere aterogeno di un alimento non dipende soltanto dal contenuto di colesterolo ma anche e soprattutto dalla ricchezza in grassi saturi.
In uno studio epidemiologico retrospettivo (ossia volto all’indietro nel tempo) su soggetti sani, l’assunzione cronica (dove per cronico si intende in questo studio un intervallo di tempo di 2 anni) di polvere di aglio ha ridotto l’aumento, legato all’età, della rigidità delle pareti aortiche (studio Breithaupt-Grogler et al nel 1997). Gli studi successivi vengono riportati nella sezione articoli di codesto sito.

Antipertensiva

Sperimentale
Esperimenti in vitro effeti su topi hanno mostrato che l’aglio esercita un’azione vasodilatatoria, in particolare sull’endotelio dell’aorta.
Il meccanismo sembra essere quello della modificazione dei potenziali di membrana delle cellule della muscolatura liscia vascolare. Sia l’estratto acquoso sia l’ajoene hanno indotto un’iper-polarizzazione della membrana in cellule isolate, mediata dall’attività dei canali di potassio. L’iper-polarizzazione ha causato una vasodilatazione per la conseguente chiusura dei canali calcio (studio Siegel et al nel 1991; Siegel et al nel 1992). Non è però chiaro quali siano stati i composti responsabili di questa azione. Il composto adenosina possiede anche  proprietà vasodilatatorie periferiche ma non è attiva con somministrazione per via orale. E’ possibile che gli estratti di aglio agiscano mediante un’aumentata produzione di ossido nitrico, associata ad un abbassamento della pressione arteriosa (studio Das, Khan, Sooranna datato 1995).

Clinica
Per Un trial clinico è uno studio su soggetti volontari umani per rispondere a domande specifiche in fatto di salute. I trial clinici sono divisi in 4 fasi:

  • I trials di Fase I e di Fase II controllano la sicurezza – servono ad accertarsi che i trattamenti non siano dannosi per i pazienti.
  • I trials di Fase III o IV sono mirati a determinare quanto siano efficaci i trattamenti per svilupparli in una terapia che possa essere ampiamente disponibile. Una analisi dei dati a livello superiore (metanalisi) di otto trial clinici con placebo (415 pazienti, durata variabile da 1 a 3 mesi) tutti utilizzanti la stessa preparazione base di aglio (quantità variabile da 600-900 mg di estratto in polvere) ha mostrato che l’aglio causa una moderata ma significativa riduzione della pressione arteriosa diastolica e sistolica (valori pari a 7.7 mm Hg sistolica e valore di 5 mm diastolica; studio Silagy e Neal datato 1994).

Questa riduzione è molto utile solo nei casi di ipertensione lieve o moderata, ma è possibile che dosaggi più elevati siano utili anche in casi di maggior severità. Uno studio non incluso nella meta-analisi dimostrava una caduta della pressione arteriosa diastolica del valore pari a 16 mm, misurato 5 ore dopo la somministrazione di una quantità pari a 2400 mg di estratto di aglio, in pazienti con ipertensione molto severa (diastolica di 115 mm Hg) (studio McMahon, Vargas nel 1993). Rimane il fatto che, dagli studi indicati, se anche l’aglio non potrà sostituire in toto i farmaci utilizzati per problemi antipertensivi, è sicuramente una componente importante di un regime di prevenzione e trattamento (insieme a esercizio fisico, perdita di peso con raggiungimento di peso forma, dieta a basso contenuto in grassi soprattutto animali, restrizione o abolizione del sale, supplementi nella dieta di calcio, magnesio e potassio, riduzione dello stress, riduzione o abolizione del fumo, alcol e caffeina). Gli studi successivi vengono riportati nella sezione articoli di codesto sito.

Antiaggregante e fibrinolitica

Sperimentale

La fibrinolisi è un processo atto a controbilanciare il sistema della coagulazione del sangue, con la quale si trova in equilibrio dinamico. E’ ormai riconosciuto da diversi studi che l’assunzione di aglio protegge da trombosi coronarica, aterosclerosi ed, infine,  ictus. L’aglio e molti suoi composti sia in vitro che in vivo inibiscono l’attivazione piastrinica indotta da tutti gli agonisti conosciuti. I composti responsabili dell’attività antiaggregante e fibrinolitica sono in particolare ajoene e allicina, ma anche alliina,adenosina, dialchiloligosulfidi e vinil ditiine. Inoltre un composto minoritario presente nell’olio essenziale chiamato metil allil trisulfide  inibisce l’aggregazione piastrinica dieci volte più efficacemente dell’allicina. (studio Elwood et al; studio Gadkari e Joshi; studio Kiesewetter et al datato 1991; studio Kiesewetter et al datato 1993).
Va anche fatto notare che in uno studio (studio Koch, Lawson nel 1996) estratti acquosi di aglio hanno modificato in vivo i livelli di fibrinogeno plasmatico, l’attività fibrinolitica ed il tempo di coagulazione. L’adenosina sembrerebbe importante per quest’azione ma il dato non è certo ossia non è stato dimostrato in questo studio.
Il meccanismo d’azione dell’aglio è complesso e variegato, ma riguardo l’attività dell’ajoene due passaggi sembrano sicuri e dimostrati:
A) interazione con il complesso agonista-recettore primario, esposizione dei recettori del fibrinogeno per mezzo delle specifiche proteine G coinvolte nel sistema di trasduzione dei segnali sulla membrana delle piastrine (studio Block et al. data 1984 e 1986) che causa le seguenti inibizioni:
1- Inibizione dell’uptake (assorb.) dell’enzima arachidonato;
2- Inibizione della attività della fosfolipase (sono degli enzimi che idrolizzano i fosfolipidi).
B) inibizione diretta degli enzimi relativi alla cascata dell’arachidonato (lipossigenasi e ciclossigenasi) e conseguente inibizione della formazione di acido 12-idrossieicosatetraenoico e trombossano A2 (studio Srivastava, Tyagi datato 1993). Si è notata anche un’inibizione della cAMP fosfodiesterasi piastrinica (studio Agarwal datato 1996).
L’aglio potrebbe anche interagire con un’emoproteina coinvolta nell’attivazione piastrinica, modificando la sua capacità di legarsi ai suoi recettori sulla membrana piastrinica (studio Jamaluddin, Krishnan, Thomas nel 1988).

Clinica
In una rivisitazione degli studi con soggetti umani si è visto che l’aglio crudo, oppure fritto, olio di aglio ed estratto standardizzato sono associati ad un aumento della fibrinolisi (studio Ernst nel 1987).
Dopo la somministrazione di un estratto acquoso a base di aglio, di polvere e di olio essenziale di aglio a pazienti soffrenti di aterosclerosi è stata osservato un aumento dell’attività fibrinolitica (studio Harenberg, Giese, Zimmermann nel 1988; studio Bordia et al. nel 1977). Gli studi clinici sembrano dimostrare che l’aglio attiva la fibrinolisi endogena, che l’effetto si nota per molte ore dopo la somministrazione e che l’effetto aumenta se l’aglio è assunto regolarmente per mesi (studio Koch , Lawson nel 1996; studio Chutani, Bordia nel 1981). Gli effetti diretti sono la diminuzione della viscosità plasmatica, dell’attivazione del plasminogeno tessutale, e del livello di ematocrito (studio Brosche, Platt datato 1990). Attivatore Tissutale del Plasminogeno è una sostanza indispensabile per la formazione della plasmina, un enzima (proteina con funzioni specifiche) che distrugge molte strutture presenti nel sangue come la fibrina (proteina utilizzata nella coagulazione del sangue) ed i trombi (masse solide formate da fibrina, piastrine, globuli bianchi e globuli rossi, che si possono formare nei vasi sanguigni o nelle cavità del cuore).
In uno studio clinico con centoventi pazienti con aumentata aggregazione piastrinica hanno assunto 900 mg/die di estratto secco titolato all’1.3% del composto alliina. I risultati scaturiti riportano una diminuzione della viscosità e dell’aggregazione piastrinica del plasma, un’aumentata microcircolazione dermica ed  una riduzione della pressione arteriosa e del glucosio a livello ematico a digiuno.
In uno studio clinico con pazienti che soffrono di claudicazione intermittente (La claudicazione è un’alterazione della deambulazione, conseguente a modificazioni anatomiche o fisiologiche degli arti inferiori negli animali bipedi o di uno degli arti nei quadrupedi. È nota anche come zoppìa e, soprattutto in ambito medico, con il termine in lingua latina claudicatio) l’aglio è riuscito ad aumentare in maniera significativa la distanza percorsa a piedi massima percorribile. Gli autori notano che gli effetti benefici della supplementazione (consiste nell’assunzione di alimenti particolarmente ricchi di nutrienti già per loro natura allo scopo di sostenere l’abituale alimentazione) con aglio sono iniziati dopo circa cinque  settimane di trattamento, e che sono coincisi con le modificazioni dei parametri ematologici presi a riferimento nello studio, concludendo che la modificazione della viscosità ematica era probabilmente la causa del miglioramento delle condizioni dei soggetti coinvolti (studio Keisewetter et al datato 1993).
Uno studio di disegno cross-over (lo studio clinico in cross over è uno studio in cui lo stesso soggetto viene esposto in tempi diversi, ad uno o più trattamenti diversi, secondo una sequenza generalmente casuale /randomizzata), randomizzato, in doppio cieco, contro placebo ha mostrato gli effetti dell’aglio (900 mg di polvere assunta al giorno) sulla emoreologia (lo studio delle caratteristiche reologiche ) dei vasi, che ha aumentato il diametro medio delle arteriole di circa il 4.2% e delle venule di circa il 5.9% (studio Wolf, Reim nel 1990). In un altro studio clinico in doppio cieco contro placebo (studio Kiesewetter, Jung nel 1991, studio Jung, Kiesewetter nel 1991) su pazienti sofferenti di patologia arterio-occlusiva in fase II, somministrati 800 mg di polvere di aglio per quattro settimane hanno hanno diminuito la viscosità del plasma, hanno determinato un aumento del flusso eritrocitario capillare ed hanno diminuito i livelli di fibrinogeno. Un oleolito (macerati oleosi di piante fresche o essiccate poste in un contenitore di vetro, ricoperte d’olio e lasciate a macerare per un certo periodo di tempo) di aglio somministrato per 3 mesi  a pazienti sofferenti di ipercolesterolemia ha diminuito significativamente l’adesione e l’aggregazione piastrinica (studio Bordia nel 1986). In un altro studio clinico randomizzato contro placebo in doppio cieco a disegno cross-over (studio Kiesewetter et al datato1991) una dose giornaliera di una quantità pari a 900 g di polvere di aglio somministrata per due settimane ha inibito l’aggregazione piastrinica indotta da adenonisa difosfato ed ha ridotto in maniera significativa l’attività dell’attivatore del plasminogeno tessutale. L’Attivatore Tissutale del Plasminogeno E’ una sostanza indispensabile per la formazione della plasmina, un enzima (proteina con funzioni specifiche) che distrugge molte strutture presenti nel sangue come la fibrina (proteina utilizzata nella coagulazione del sangue) ed i trombi (masse solide formate da fibrina, piastrine, globuli bianchi e globuli rossi, che si possono formare nei vasi sanguigni o nelle cavità del cuore).
Ancora uno studio clinico randomizzato in doppio cieco contro placebo ha mostrato che la somministrazione di una quantità pari ad 800 mg di polvere di aglio il giorno per 4 settimane ha diminuito la percentuale di aggregati piastrinici circolanti e l’aggregazione spontanea in soggetti ad aumentato rischio di attacco ischemica giovanile (studio effettuato da Kiesewetter et al. nel 1993). Gli studi successivi vengono riportati nella sezione articoli di codesto sito.

Antiossidante

Sperimentale
Sembrerà strano ma l’aglio invecchiato (Aged Garlic Extract – AGE) possiede maggiori proprietà antiossidanti rispetto all’Aglio fresco; come anche per le proprietà antisettiche questo sembra sia dovuto alla presenza del duo zolfo-mercaptano.
Le molecole più fortemente antiossidanti sono: alliina; acido caffeico; s-allil-cisteina-sulfosside; acido clorogenico (IC53=200 ppm IC80=12 M); acido p-cumarico (IC24=30 ppm); taurina; acido ferulico (3,000 M IC51=200 ppm); glutatione; acido p-idrossibenzoico; campferolo (IC50=40 M); acido oleanolico; quercetina (IC96=300 ppm); rutina (IC28=30 ppm); acido sinapico (IC27=30 ppm).
Quelle più specificamente antiperossidanti sono l’acido caffeico (IC50=44 M) e l’acido clorogenico (IC50=36 M). Gli studi successivi vengono riportati nella sezione articoli di codesto sito.

Legenda:

ppm = parte per milione. È una unità di misura adimensionale che indica un rapporto tra quantità misurate omogenee di un milione ad uno.

IC = valore di concentrazione in vitro

M = unità di misura

Ipoglicemizzante

Sperimentale
I composti attivi in vitro sono risultati i seguenti: allicina (0.1 mg/kg); quercetina; diallil disulfide; adenosina; diallil trisulfide; acido nicotinico. I composti sulfidrilici sono sicuramente i più importanti per questa azione.
L’allicina elicita l’azione ipoglicemizzante grazie alla combinazione di tre meccanismi:

  1. Stimolazione del metabolismo a livello epatico;
  2. Aumento del rilascio di insulina nel corpo di chi ha assunto aglio;
  3. Riduzione della inattivazione dell’insulina. L’allicina e altri composti sulfidrilici (glucochinine) entrano in competizione con l’insulina (che di fatto è anch’essa una proteina disulfidrica) per composti inattivanti l’insulina, con il risultato che incrementano i livelli di insulina libera.

All’allicina si aggiungono anche l’adenosina e l’acido nicotinico i quali hanno attività insulinica, ed in particolare l’acido nicotinico inibisce l’insulinase in vitro (studio di Mathew, Augusti nel 1973).

Clinico
In uno studio clinico controllato nella forma in doppio cieco, è stata somministrata una quantità pari a 800 mg di polvere d’aglio al giorno per 4 settimane consecutive notando una diminuzione della glicemia media dell’11.6% (studio Kiesewetter et al. 1991). Uno studio simile ma con diversa tipologia di somministrazione e di pazienti non ha riscontrato questa attività per pazienti sofferenti da diabete non insulino dipendente; la preparazione era però differente: 700 mg il giorno di un estratto spray-dried (studio Sitprija et al. 1987). Gli studi successivi vengono riportati nella sezione articoli di codesto sito.

Antinfiammatoria

Sperimentale
L’estratto sembra avere attività antiprostaglandinica, che spiegherebbe l’effetto antinfiammatorio dimostrato in molti studi  nel corpo di modelli animali. Gli studi successivi vengono riportati nella sezione articoli di codesto sito.

Antispasmodica

Sperimentale
Un estratto di aglio ha mostrato attività antispasmodica su contrazioni indotte da acetilcolina (abbr. ACh), prostaglandina E2 e bario in intestino e stomaco di modelli animali (Gaffen, Tavares, Bennett 1984; Aqel, Gharaibah, Salhab 1991; Rashid, Hussain, Khan 1986). La prostaglandina E2 (pge2) è considerato il più importante legame tra il sistema immunitario periferico e il cervello. Media diverse componenti della reazione di fase acuta, attraverso la sua azione sui quattro recettori PGE2 e la loro diversa espressione in varie zone ipotalamiche e cerebrali.
Nei mammiferi il sistema immunitario innato riconosce i componenti delle pareti cellulari dei batteri e inizia una risposta immunitaria immediata. Questa risposta è mediata da una cascata di mediatori proinfiammatori che includono l’elaborazione di una vasta gamma di citochine e prostaglandine. Questi mediatori determinano la cosiddetta “reazione di fase acuta” che comprende cambiamenti nella secrezione di ormoni, come corticosteroidi e il sickness behavior. Gli studi successivi vengono riportati nella sezione articoli di codesto sito.

Azione su sistema respiratorio

Sperimentale
L’Aglio è un:

  • bronco rilassante, dovuto agli effetti benefici dei composti citrale e linalolo;
  • un espettorante, dovuto agli effetti benefici dei composti citrale, linalolo (è un composto è un monoterpene) e b-fellandrene;
  • uno stimolante respiratorio  per la presenza di adenosina.

Gli studi successivi vengono riportati nella sezione articoli di codesto sito.

Carminativa

Clinica
L’efficacia dell’aglio come carminativo è stata mostrata in studi clinici. Ad esempio in uno di questi hanno partecipato un totale di 29 pazienti ai quali è stato fatto assumere due compresse di polvere di aglio essiccata da 500 mg il giorno. Il trattamento ha mostrato ottimi benefici tali da ridurre in maniera significativa e superiore all’effetto placebo problemi epigastrici come gonfiori addominali, coliche addominali, flatulenza, senso di pienezza ecc.

Gli studi successivi vengono riportati nella sezione articoli di codesto sito.

Neuro protettiva

Un estratto invecchiato d’aglio (Aged Garlic Extract – AGE) ha mostrato sia in vitro che su modelli animali, effetti neurotropici (una sostanza si dice neurotrofica se è attratta dal sistema nervoso), neuroprotettivi ed anti-aging (ossia che contrastano l’invecchiamento), compresi effetti positivi sulla memoria e sul miglioramento della capacità d’apprendimento, ed ha mostrato un certo tropismo (In microbiologia e farmacologia il tropismo indica la tendenza di alcuni microrganismi e farmaci a localizzarsi o ad accumularsi prevalentemente in un organo, apparato, tessuto o cellula) per i neuroni dell’ippocampo (Moriguchi, Saito 2000). Anche se questo è solo uno studio preliminare e non relativo alla Malattia di Alzheimer, ma comunque i risultati prodotti sono degni d’attenzione per sviluppi futuri e come base a studi nuovi.